IL CAMMINO DELLE ORE

computare il tempo col moto del sole

Un'asta fissata verticalmente nel terreno produce ombre variabili, nel corso della giornata, sia in lunghezza, sia in direzione.

Non ha senso chiedersi chi per primo scoprì di poter utilizzare questo fatto ai fini di misurare lo scorrere del tempo, anche perché ciò si verificò, in località della Terra diverse e lontano fra loro: l'asta era diventata un indicatore del tempo o gnomone.

Volendo circoscrivere il problema della misura, con dati storicamente certi si può dire che anteriormente al XIII secolo, si divideva l'intero giorno in due parti: arco diurno o giorno chiaro e arco notturno: e questo sia nel mondo greco, arabo che latino.

Ovviamente i due archi, legati al sorgere del sole, variavano continuamente come durata. I due periodi, a loro volta, venivano suddivisi in dodici parti uguali, ciascuna chiamata ora.

Variando, nel corso dell'anno la loro durata si giustifica il fatto che tali ore si chiamino diseguali, od anche giudaiche o planetarie.

L'ora prima coincideva con il sorgere del sole, l'ora sesta si verificava alla culminazione, l'ora nona intorno a metà pomeriggio, mentre quelle notturne erano raggruppate in Vigiliae ai fini dei turni militari di guardia.

Ovviamente non era necessario computare tutte le ore: così la regola di S. Benedetto, volendo privilegiarne alcune per le preghiere, introdusse il matutinum, l'hora tertia e il Vesper. Nei Vangeli, nella Divina Commedia, si leggono passi che testimoniano questa usanza, che si protrasse fino al 1200, quando si verificarono due fatti fondamentali: la comparsa degli orologi meccanici e l'uso di un gnomone parallelo all'asse polare. Le ore scandite dall'orologio meccanico risultavano di ugual durata con vantaggi evidenti rispetto a quelle diseguali. 

Tuttavia se l'intero giorno si poteva suddividere in ventiquattro parti uguali restava da fissare quando fare iniziare la prima: ecco che compaiono le ore chiamate italiche!

Il giorno terminava e iniziava con il tramonto del Sole: non si aveva un inizio fisso durante l'anno tuttavia si poteva sapere quante ore di luce si avevano a disposizione per le attività: così se un quadrante segnava 22 ore, si deduceva che l'ultimo tramonto si era verificato da 22 ore e che mancavano solo due ore al prossimo. L'uso degli orologi meccanici abbinato a quello delle ore italiche non poteva che sancire la scomparsa di quelle diseguali. Se è utile conoscere quante ore di luce solare si hanno a disposizione si deve accettare che fine e inizio del giorno varino continuamente.

Comincia nel XVIII secolo, anche a seguito delle prime attività industriali, ad accreditarsi l'ipotesi di fare iniziare il giorno in un momento particolare ma fisso.
Come ogni cambiamento suscita contrasti e resistenze così si verificò per questo sistema orario detto Europeo o anche oltremontano o francese.
Nel 1786, in Italia, il Conte di Wilzech, Commissario Imperiale Austriaco impartiva l'ordinanza che gli orologi pubblici indicassero le ore Europee con inizio alla mezzanotte.
La Meridiana del Duomo di Milano, realizzata dagli Astronomi di Brera, doveva servire a facilitare il passaggio dalle Italiche alle Europee; Sistema  attualmente in uso, consolidato anche dall'introduzione nel 1893 dei fusi orari, validi per determinare il tempo in tutto il mondo.